Dott.ssa Glenda Marafante

Cosa nasconde in realtà l’ansia?

Non esiste l’ansia di per sé patologica, così come  non esiste lo stress solo patologico. L’ansia come lo stress sono reazioni fisiologiche, cognitive e comportamentali il più delle volte funzionali per raggiungere un determinato obiettivo che ci poniamo; se pensiamo ad esempio alla preparazione di un esame universitario, ad una prestazione sportiva o ad una importante riunione di lavoro, ecc., il nostro organismo ha bisogno di essere attivato per poter dare il meglio o per difenderci da una situazione di pericolo.

Tuttavia, spesso capita che sintomi come: tremore, respiro accelerato, tachicardia, vertigini, dolore addominale si cronicizzino accompagnandoci quotidianamente anche nelle azioni più banali, fino a edificare una gabbia di angoscia e malessere con chiari effetti indesiderati: l’inevitabile timore (illusorio) di perdere il controllo, può facilmente mandare a rotoli buona parte della vita che fino a quel momento  aveva funzionato.

Fin dalla nascita siamo sempre sottoposti a situazioni angosciose da elaborare, come: il trauma della nascita, l’angoscia di separazione, l’angoscia di morte. E’ un processo obbligato che coinvolge ciascuno di noi e che ha come obiettivo ultimo la completa integrazione del sé. Questo continuo lavoro interiore, talvolta però, può incontrare qualche ostacolo o subire brusche frenate.

La psicoterapia ha la capacità di poter far emergere come il sintomo d’angoscia, che accompagna la maggior parte delle persone che chiedono aiuto, nasconda in realtà bisogni inespressi.

Nel caso di un uomo sulla quarantina che lamentava l’impossibilità di stare a contatto con le persone, perché il corpo a corpo (stretta di mano, contatto involontario, sessualità) era fonte di agitazione, stress, e sudorazione copiosa, durante la terapia è emerso che tale aspetto fobico nascondeva in realtà un bisogno primitivo, infantile di ricevere cure affettuose materne, che non arrivando si sono trasformate in ritiro e isolamento affettivo.

Un altro caso, donna sulla trentina con frequenti attacchi di panico che scoppiavano come una deflagrazione senza apparente motivo, lasciandola in allerta e spaventata durante le ore di lavoro e durante il sonno, con la psicoterapia è emerso come in realtà la sua difficoltà di manifestare il proprio parere e il proprio dissenso nelle relazioni, facesse sì che rimanesse all’interno di un matrimonio infelice, convincendosi di quanto fossero una bella coppia, felice e perfetta agli occhi degli altri. La presa di consapevolezza sulla propria verità interiore non ha evitato il dolore della separazione ma ha rafforzato la sua persona in una maggiore consapevolezza di sé.

Caso analogo ma diverso in alcune sue parti, è la storia di un uomo, sempre sulla trentina, che viveva con sintomi ansiosi che si manifestavano soprattutto nella coppia, per quanto amasse la sua compagna c’era una parte di lui che desiderava altre donne e una vita più solitaria e libera. Il vincolo affettivo, comunque sincero, creava in lui un’ambivalenza dolorosa che si esprimeva con “la sensazione di avere il fuoco nelle vene”, fastidio nel tornare a casa e ruminazioni sul desiderio di vivere una vita diversa. D’altro canto però, la vicinanza fisica con la compagna gli lasciava inspiegabilmente una sensazione di profondo appagamento che gli creava confusione rispetto a quale fosse la cosa giusta da fare. L’elaborazione rispetto alla relazione simbiotica avuta da bambino con la propria madre, ha lasciato emergere come nell’uomo la relazione di coppia fosse a tratti claustrofobica. In realtà questa donna l’amava profondamente ma aveva bisogno di trovare il “suo modo” di stare in relazione, che significava trovare il giusto compromesso tra vicinanza e lontananza.

In certi casi, l’ansia appare come una maschera che può nascondere: lutti irrisolti, desiderio di intraprendere la propria strada, abusi infantili, situazioni attuali dalle quali non si riesce ad uscire, casi di mobbing, violenze intrafamiliari vissute in prima persona o per cui si è assistito durante l’infanzia, sensazione di essere ad un bivio, ecc..

Durante l’ascolto del corpo, supini sul lettino, tecnica che uso su alcuni pazienti e non su tutti, emerge come in questo tipo di problematica, ascoltare le proprie sensazioni fisiche sia anch’esso percepito come fonte di preoccupazione: o non si percepiscono alcune parti o il sentire la pesantezza, piuttosto che il battito del cuore siano fonte di grande agitazione. Una signora aveva immagini spontanee di tombe, mentre un uomo appena gli veniva chiesto di chiudere gli occhi si addormentava profondamente, con il fine di non sentire (parole pronunciate al suo risveglio).

L’intento di questa tecnica, insieme all’uso della parola e dell’analisi dei sogni, permette di abituare secondo i tempi della persona, il Sentire, sia a livello cognitivo, sia corporeo che inconscio. Raggiungere la comprensione profonda di alcune difficoltà, esprimendo le emozioni ad esse legate, porta a un senso di liberazione e allo sblocco di alcune situazioni.

Il signore che si addormentava, ora riesce, sia in terapia che nella vita, a riconoscere i suoi stati emotivi senza averne paura, sperimentando una vita più appagante e in sintonia con i suoi bisogni.

Attraverso la psicoterapia si può imparare a conoscere i vari volti dell’ansia, provando meno paura, perché alcune delle reazioni fisiologiche sperimentate nascondono in realtà la giusta chiave di lettura.

N.B. I casi trattati nel presente articolo non coincidono esattamente con la storia originale per mantenere la riservatezza e il rispetto della privacy delle persone coinvolte.