Dott.ssa Glenda Marafante

Terapie mente corpo in oncologia

Le terapie complementari a sostegno della persona che intraprende le cure mediche contro il tumore, sono sicuramente un elemento di vantaggio e integrazione per le terapie stesse. E’ noto come la diagnosi oncologica comporti un completo stravolgimento del percorso di vita della persona coinvolta e dei suoi familiari. Vengono messi in crisi tutti i fondamenti su cui si basa l’intera esistenza: le relazioni, il lavoro, la vita di coppia ma prima di tutto il rapporto con il proprio corpo. Infatti, gli interventi e le terapie invasive portano a modificazioni violente della propria immagine corporea e dei significati che a quelle parti del corpo vengono dati. Inoltre, la preoccupazione per la propria incolumità fisica si espande a livello psicologico minacciando il senso di identità.

Per questo motivo, a causa della complessità specifica della malattia oncologica, negli ultimi anni anche in alcuni ospedali italiani, ci si occupa sempre di più di integrare alle imprescindibili cure oncologiche tradizionali, le innovative terapie complementari. Secondo l’Evidence Based Medicine, le terapie integrate si pongono come obiettivo la centralità della persona e hanno l’efficacia di:

  • sostenere la vitalità della persona;
  • migliorare la qualità di vita;
  • rinforzare il sistema immunitario;
  • aumentare la tollerabilità di chemioterapia, radioterapia, ecc. riducendo gli effetti collaterali;
  • ridurre lo squilibrio emotivo evitando il rischio di isolamento sociale;
  • incrementare la fiducia in se stessi agevolando la comprensione della malattia.

A livello pratico lo yoga, l’omeopatia, la fitoterapia, l’agopuntura, la meditazione, la nutrizione, il qigong, lo shiatsu, la psicoterapia, il training autogeno, la visualizzazione, l’osteopatia e moltissime altre discipline, hanno lo scopo di coinvolgere la persona a 360 gradi agendo sul piano:

  • fisico (mobilitando dolcemente il corpo, favorendo il recupero della forza fisica);
  • emotivo (riducendo gli stati d’ansia e/o depressivi;
  • relazionale (creando situazioni di convivialità e socialità diminuendo il rischio di isolamento);
  • energetico (riequilibrando l’energia vitale della persona).

Per spiegare l’efficacia di tali discipline, la psicologia utilizza il concetto di AGENCY, ovvero l’azione caratterizzata da intenzionalità, consapevolezza, autodeterminazione e responsabilità che l’individuo si assume in prima persona nel percorso di cura. L’agency comincia con ciò che gli scienziati chiamano interocezione, ovvero la consapevolezza dei vissuti sensoriali sottili provenienti dall’interno del nostro corpo. Imparare a sentire le nostre sensazioni interne come: il respiro, il senso di fame e sazietà, il dolore, le emozioni (quando lo proviamo e con chi); aumenta la possibilità di poter indirizzare la nostra vita nel modo in cui desideriamo. E’ per questa ragione che praticare ad esempio il training autogeno, può essere fondamentale per imparare a familiarizzare piuttosto che reprimere le energie rilasciate dall’esperienza interna. La regolazione del sè infatti dipende dal tipo di relazione che abbiamo con noi stessi e il nostro corpo. Migliore è la comunicazione interna, minore sarà la possibilità di dover dipendere da qualcosa di esterno, come ad esempio: il bisogno di dipendere dagli altri o la necessità costante di ricevere rassicurazioni. Pertanto, le terapie complementari hanno la funzione di ripristinare l’identità di un corpo vissuto come ferito, mobilitando energie nuove e aiutando ad attribuire senso e significato all’esperienza, anche quella più negativa. Uscire dall’esperienza della malattia richiede tempo e questo tempo non può essere quantificabile perchè è psichico. Le terapie non convenzionali hanno la capacità di accelerare questo processo. Agiscono a livello emotivo, diminuendo i vissuti di rabbia, smarrimento, isolamento, sostenendo la persona nel positivo delle sue potenzialità, magari mai espresse fino a quel momento.

A conferma di quanto espresso fin ora, il superamento della separazione mente-corpo viene spiegato molto bene dal lavoro di Candace Pert, una delle più illustri ricercatrici mondiali nell’ambito del funzionamento del cervello. La Pert ha scoperto le endorfine e un vasto numero di neuropeptidi, ovvero molecole che trasmettono informazioni al sistema nervoso, candidandola al Nobel per la medicina. Lei stessa afferma che i neuropeptidi non trasmettono soltanto informazioni metaboliche e ormonali ma si possono definire delle “molecole psichiche” in quanto ogni stato emotivo viene veicolato nel corpo. Questo significa che l’intero corpo “pensa”, che ogni cellula o parte del corpo “sente” e prova “emozioni”, elabora le proprie informazioni psicofisiche e le trasmette a ogni altra parte attraverso una fittissima rete di comunicazioni di estrema varietà comunicativa. Tutto il corpo è vivo, intelligente e cosciente, ogni cellula prova piacere e dolore ed elabora strategie metaboliche per il benessere collettivo. Per questo la Pert parla del corpo umano come di una complessa “rete di informazioni” e della mente come un flusso di informazioni che scorre attraverso le cellule, gli organi e gli apparati. La mente così come noi la sperimentiamo è immateriale, eppure ha un substrato fisico, che si identifica tanto con il corpo quanto con il cervello. La mente è ciò che tiene insieme la rete, agendo spesso al di sotto della coscienza, collegando e coordinando i sistemi principali, con i relativi organi e cellule, in una sinfonia di vita orchestrata con intelligenza.

Pensiamo ad esempio ai molteplici studi sugli effetti benefici della meditazione. In moltissime riviste scientifiche è stato dimostrato che:

  • regola la produzione di cortisolo, fondamentale ormone dello stress;
  • riduce la noradrenalina, neurotrasmettitore prodotto sia dalle surrenali che dal cervello sotto stress;
  • aumenta la serotonina, neurotrasmettitore di grande rilievo per l’umore(antidepressivo) ma anche per la regolazione della fame e della sazietà;
  • aumenta il Deha (droepiandrosterone), ormone prodotto sia dalle surrenali sia dal cervello, con ruoli molteplici sia sull’umore sia sul sistema immunitario
  • rilassa profondamente potenziando l’attenzione;
  • migliora la coerenza cerebrale e la comunicazione tra gli emisferi, potenziando la capacità di adattamento

Per concludere, secondo il modello della crescita post-traumatica (Tedeschi e Calhoun, 2004), un evento di vita potenzialmente traumatico può innescare un processo di ristrutturazione positiva della percezione di sé, della propria vita, dei suoi scopi e delle relazioni interpersonali. Il senso di smarrimento e di dolore che sempre accompagna le circostanze avverse della vita sarebbe così all’origine di nuove opportunità di crescita. La malattia viene vissuta alla stregua di un “punto di svolta” che innesca un processo di crescita.

Fonti:

  • Pagliaro G., Mente, meditazione e benessere. Medicina tibetana e psicologia clinica. Tecniche nuove, Milano 2004 .
  • Carosella A., Bottaccioli F., Meditazione psiche e cervello. Tecniche nuove, Milano 2003 .
  • Van Der Kolk B., Il corpo accusa il colpo. Raffaello Cortina editore, Milano 2015 .
  • Delle Fave A., La condivisione del benessere. Il contributo della psicologia positiva. FrancoAngeli, Milano 2007.
  • Pert C., Molecole di emozioni. TEA, Milano 2015 .
  • www.artoi.it .
  • www.noi-oncologia-integrata.it